La Voce del Bel Paese (attenzione: non adatto a noi poveri sfigati)

Lo sapevo. Lo sapevo fin dall’inizio. Non dovevo trascurare il mio istinto, e invece l’ho fatto ed eccomi fregato.

La mia fiducia nella musica italiana è andata scremando e dissolvendosi, gradualmente, da diversi anni, fino a raggiungere uno stato di assurdità che sfiora il paranormale (se ci fosse Alan del film Jumanji – pace a Robin Williams – avrebbe qualche problema a comprendere la situazione).

Alan Parrish (Robin Williams), del film Jumanji

Ogni tanto, periodicamente, cerco di dare speranza (perché bisogna sempre dare speranza) all’Italia. E’ vero, c’è la crisi (sì, è proprio tutta colpa della crisi), la politica ci insegna che i vincenti sono quelli che fanno la bella vita a discapito dei poveri sfigati, la meritocrazia esiste solo finché non si va a scontrare con il nepotismo, e in generale il primo insegnamento che arriva ai giovani è quello di fuggire – letteralmente – dal nostro Paese.
Però non sempre le situazioni sono destinate a peggiorare, anche perché quando si raggiunge un certo tasso davvero prossimo al minimo, è difficile pensare di poter giungere ancora più in basso.

Beh, io non sono una donna e quindi non ho sempre ragione, per cui anche questa volta ho torto, e anche parecchio. Si può andare ancora più in basso, e si può superare nuovamente il minimo (che a quel punto, se lo si mette a confronto con la situazione attuale, non sembra neanche così male).

Io ho cercato di dare fiducia ancora una volta alla musica italiana. Stavo quasi per rimangiarmi tutte quelle parole che ho sempre detto riguardo al fatto che negli anni ’70 e ’80 spaccavamo tutto e tutti con la nostra cultura, in tutti i campi, inclusa la musica, mentre adesso non lo siamo più. Stavo quasi per credere che esistesse davvero una possibilità per i giovani artisti di poter emergere senza avere raccomandazioni, senza essere favoriti da questioni di ordine superiore, insomma, semplicemente secondo il gusto e l’emozione dati con la performance.

Mi sono trovato in una situazione di conflitto interiore quando ho saputo che una mia amica è finita tra i concorrenti di The Voice of Italy. Sì, è uno dei tanti talent show italiani (che, assieme ai reality, costituiscono praticamente la quasi totalità del palinsesto televisivo nazionale).
Mai visto un talent. Mai tifato per qualcuno sperando di vederlo arrivare fino in fondo. Mi sono reso conto della tragica direzione di questi spettacoli già da San Remo di parecchi anni fa, dopo essermi chiesto il motivo per cui le stesse facce tornassero tutti gli anni a presentare (praticamente) le stesse canzoni. Un’unica risposta. Finzione.

Certo potrei aggiungere pateticità e vergogna. Ma torniamo alla storia.
Per cercare di darle tutto il supporto possibile, mi sono messo a seguire questa mia amica, consapevole del fatto che avrei dovuto sorbirmi un talent bello grosso, e magari per parecchie puntate.
Guardo la prima, le Blind Auditions. Penso “hey, è interessante che scelgano la voce senza poter vedere chi canta“. E va bene. Riesce a passare grazie alla sua voce.

Già lì mi accorgo della prima anomalia: ci sono quattro postazioni associate ai quattro giudici della serata, che sono Piero Pelù, Noemi, J-Ax e Roby e Francesco Facchinetti. No, aspetta… uno.. due.. tre… quattro… Ma che…? Per quale assurdo motivo Roby Facchinetti (= Pooh = Gino Paoli = persona molto importante) e suo figlio (= ombra di Roby) siedono allo stesso tavolino? Va bene che ormai quel povero ragazzo, che proprio non riesce a diventare famoso, si farà accompagnare dal padre pure quando va in bagno, ma questo è uno stravolgimento delle regole della finta TV che tutti conosciamo e amiamo! Se la memoria non mi inganna, non ho mai visto una cosa del genere. Se i giudici sono quattro, sono quattro. Altrimenti se ne fanno cinque. Non si è mai visto che due persone prendano il posto di una! Ah, però è vero, stiamo parlando di DJ Francesco, che è indivisibile dal padre e pertanto se prendi uno prendi pure l’altro (esattamente come quando c’è il 2 x 1 al supermercato).

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Vabbé, andiamo oltre. Tralasciamo Noemi e J-Ax, perché se no questo articolo non finisce più.
Mi pongo un punto interrogativo bello grosso su Piero Pelù. Lui, che ha sempre fatto l’artista italiano drogato, trasandato e dannatamente rockettaro che se ne infischia di tutto per suonare del rock n’ roll, che ci fa a una trasmissione del genere?

Nella puntata successiva, ovvero durante le Battles, mi ha dato la risposta che mi aspettavo. E’ sempre lui. Ma si è dovuto rovinosamente piegare al format, probabilmente per racimolare un altro po’ di fama (o semplicemente un po’ di dindini). E la risposta si è palesata quando è stato annunciato che la mia amica dovesse cantare una versione “alternativa” di un brano inglese che ha sfondato le orecchie a forza di andare in onda su tutte le radio. L’arrangiamento era pesantemente rockettaro, perdendo quasi del tutto l’essenza commerciale di quel brano. Beh… lì, Piero, mi sei piaciuto.

Una volta vinta la Battle, si va alla puntata successiva, i Knock-Out, ovvero una canzone a testa e vince il migliore. Qui stavolta l’arrangiamento “potente” era tutto per l’avversario e, secondo meccanismi che non capirò mai, la mia amica in quell’occasione è stata buttata fuori. E va beh, si vince e si perde continuamente, non bisogna prendersela. Ma è lì che è successo. Perché? Perché non ho spento subito la TV? Mi sono distratto, due messaggi su whatsapp, e già incominciava la presentazione degli altri due sfidanti.
Due donne, di cui una – giustamente – completamente sconosciuta. E l’altra un po’ meno.

La sconosciuta, si presenta dicendo che “la sfida sarà dura perché lei è già conosciuta” (riferendosi alla sfidante). Allorché, incuriosito, ho voluto aspettare di vedere questa altra “già conosciuta”.
Si chiama Chiara Iezzi. Boh, io con i nomi non sono ferrato, per cui non mi dice proprio nulla. Eppure la faccia non mi è nuova. Ma chi è? Grazie, Google, per avermi aiutato a scoprire la verità, anche se fa male.

Signore e signori, è proprio lei. E’ Chiara, una del duetto Paola e Chiara.
SBADABUM. Vi ricordate quando dicevo che si può sempre peggiorare? Vi ricordate quando dicevo che superato (in negativo) il limite minimo, quello stesso limite non sembra più così male? Beh, l’idea di Francesco e Roby Facchinetti che occupano una poltrona in due non è più così male paragonata a questa.
Scusate, fatemi capire: è un talent destinato ai nuovi talenti oppure è un’isola dei famosi versione canticchiata? Mi spiegate che ci fa una cantante famosa di 42 anni (anche se di successo dubbio) in un Talent Show, per giunta sulla Rai? Ma ci pensate a tutti quegli impavidi ragazzi e ragazze che, consapevoli di trovarsi chiudere la porta in faccia, ci provano e ci riprovano e ci riprovano, sperando prima o poi di “piacere” ai selezionatori? Qualcuno mi spieghi con quale criterio Chiara Iezzi è entrata tra i concorrenti di The Voice. Sì, è quella a destra nella foto che segue.

Paola e Chiara

Quando neanche mettendo in giusto risalto il proprio corpo ha portato i suoi frutti (eh certo, spogliarsi è una tecnica antica e ben conosciuta, oramai sta diventando scontato pure quello), cosa c’è di meglio che intrufolarsi tra i giovani aspiranti cantanti, facendo la parte dei ragazzini acqua e sapone che credono in un sogno?

Tutto il mio entusiasmo, tutto il mio interesse che si era un poco ridestato nei confronti del nostro Bel Paese, è andato in fumo. Di nuovo. Per l’ennesima volta. Possibile che continui ad esserci la possibilità per i soliti raccomandati di andare a calpestare i meritevoli? Possibile che Chiara Iezzi, la ragazzina quarantaduenne piena di sogni e speranze, riesca a vincere la sfida contro quella poveretta che nessuno conosce?
Vorrei poter dare una risposta a quest’ultima domanda, ma purtroppo appena ho realizzato che si trattasse proprio di lei, ho spento immediatamente la TV e ho acceso il portatile per scrivere questo articolo.

Perché lo sfogatoio quando chiama chiama.

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